I laghi Rosset e Leità visti dall'alto sull'altopiano del Nivolet, con le praterie ocra di fine settembre e le cime glaciali sullo sfondo
Altopiano del Nivolet · Ceresole Reale e Valsavarenche · Parco Nazionale Gran Paradiso

Il Colle Rosset e i laghi dell'altopiano del Nivolet

Dal Rifugio Savoia ai laghi Rosset, Leità e Chanavey fino al valico di 3.023 m che si affaccia sulla Val di Rhêmes — in un luogo dove da novant'anni si decide, e si cambia idea, su chi possa salire
Traccia GPX del 20 settembre 2026 · difficoltà E · anello · colle a 3.023 m
10,0 km
Anello
+487 m
Dislivello
3023 m
Colle Rosset · km 4,7
2701 m
Lago Rosset · km 1,8
~5h30
Totale · 2h40 in cammino
E
Difficoltà

↧ Traccia reale su www.komoot.com/it-it/tour/3296564331 — scarica il GPX o segui il percorso passo-passo

Profilo altimetrico

L'andamento del percorso

Un dislivello modesto distribuito su quote alte: si parte già a 2.539 m e si finisce a 3.000, quindi la fatica non sta nei metri ma nell'aria rarefatta. Dal Rifugio Savoia il sentiero guadagna quota con regolarità fino alla conca dei laghi, che si raggiunge attorno al km 1,8 a 2.701 m; segue un tratto quasi pianeggiante sull'altopiano — il pezzo più riposante della giornata — e poi, dal km 2,9 in avanti, la salita si fa continua su terreno via via più detritico. L'ultimo chilometro, fra i laghi Chanavey e il valico, è il più ripido e il meno stabile: pietrame fine su pendenza sostenuta, dove il piede slitta e la traccia va cercata. Non c'è esposizione su vuoto, ma non è nemmeno un tratto banale — soprattutto in discesa. Il colle arriva al km 4,7. Il ritorno ricalca in buona parte la via di salita — la traccia si sovrappone per il 41% — ma nella parte bassa se ne discosta per toccare la riva dei laghi e il Lago del Nivolet, chiudendo l'anello al rifugio.

Partenza · Rifugio Savoia 2.534 m · km 0 Lago Rosset 2.701 m · km 1,8 Laghi Chanavey ~2.890 m · km 3,9 Colle Rosset 3.023 m · km 4,7 · punto più alto Lago del Nivolet 2.532 m · km 9,6 Dislivello complessivo +487 m
Tracciato

La mappa interattiva

Traccia reale ricostruita dai 928 punti del file GPX. È un anello con un lungo tratto in comune: salita e discesa coincidono per il 41% dello sviluppo, fra il colle e la conca dei laghi, mentre la parte bassa del rientro segue un percorso proprio lungo le rive. Il fondo è sentiero su prateria alpina fino ai 2.900 m, poi pietraia e detrito fine nell'ultimo tratto al valico. Non ci sono passaggi esposti né difficoltà tecniche, ma l'ultimo chilometro chiede passo fermo e attenzione: terreno mobile su pendenza sostenuta, faticoso in salita e insidioso in discesa.

Punti di interesse

Cosa si incontra lungo il giro

I tornanti della strada del Nivolet visti dall'alto fra il Lago Serrù e il Lago Agnel, con le cime del Gran Paradiso sullo sfondo

La strada, prima ancora del sentiero

Ceresole Reale 1.580 m → Colle del Nivolet 2.612 m · 18,5 km

Vale la pena dirlo subito: l'escursione comincia in auto, ed è una delle salite più spettacolari delle Alpi. Diciotto chilometri e mezzo da Ceresole Reale, tornanti stretti e ripetuti sopra due invasi artificiali — il Lago Serrù (2.275 m) e il Lago Agnel (2.295 m) — con il cambio di colore fra i due che non è un effetto ottico: il Serrù riceve acqua torbida di farina glaciale, l'Agnel la riceve già decantata. Non è una strada panoramica costruita per essere tale: nasce nel 1931 come strada di cantiere per raggiungere le dighe, e solo molto dopo diventa il belvedere di massa che è oggi. La nota storica in fondo alla pagina racconta come.

SP 5018,5 kmSerrù e Agnel
Il Lago Rosset con il riflesso del sole sull'acqua, le praterie ocra attorno e la corona di cime rocciose sullo sfondo

Il Lago Rosset

2.701 m · km 1,8

Il primo dei laghi, e quello che dà il nome al colle: bacino di origine glaciale sull'altopiano, con un isolotto minuscolo accostato alla riva settentrionale — le guide locali lo chiamano il cappello di prete per la forma. È il lago attorno a cui ruota tutta la giornata: lo si costeggia in salita, lo si rivede dall'alto dal dosso panoramico, lo si ritrova al rientro. Le fonti divergono di qualche metro sulla quota (2.701, 2.703, 2.709 a seconda del rilievo): sulla scheda si adotta il dato di Wikipedia, 2.701 m.

2.701 morigine glacialeisolotto
I laghi Rosset e Leità visti dal dosso a 2.828 m, due specchi d'acqua azzurri incassati fra dossi ocra, con un massiccio scuro e innevato sullo sfondo

Il dosso sui due laghi

~2.810–2.830 m · km 2,9 (e di nuovo al km 6,4)

Poco sopra la conca, un dosso apre la vista sui due laghi maggiori dell'altopiano: il Rosset (2.701 m) e il Leità (2.699 m), quasi gemelli di quota e separati da una soglia rocciosa di pochi metri. È la posizione da cui si capisce la forma del posto: non una valle, ma un ripiano d'alta quota lungo circa sei chilometri, un fondo di antico circo glaciale che il ghiaccio ha spianato e poi abbandonato lasciandoci sopra una decina di specchi d'acqua. Il punto viene toccato due volte, all'andata e al ritorno, con luce diversa.

Rosset 2.701 mLeità 2.699 maltopiano di 6 km
Un laghetto verde smeraldo in una conca di detriti chiari sotto il Colle Rosset, circondato da ghiaioni senza vegetazione

I laghi Chanavey

~2.890 m · km 3,9

Sopra i 2.850 m la prateria si arrende e comincia il regno del detrito. I laghi Chanavey sono pozze di fusione incassate fra i ghiaioni, di un verde opaco che viene dalle particelle minerali in sospensione e dal fondo chiaro: acqua che d'inverno non esiste e che a fine estate si riduce di molto. Sono l'ultimo punto d'acqua prima del valico, e il segnale che l'ultimo chilometro sarà tutto su pietrame mobile.

~2.890 mpozze di fusioneultimo punto d'acqua
Panorama dal Colle Rosset: una vasta conca detritica con piccoli laghi e, in fondo, le creste glaciali; un escursionista in basso a destra dà la scala

Il Colle Rosset

3.023 m · km 4,7 · punto più alto

Il valico è un'ampia sella detritica sullo spartiacque fra Piemonte e Valle d'Aosta: nessuna croce, nessun edificio, solo pietre e un cambio di orizzonte. Il ricevitore GPS ha registrato 3.010 m, tredici in meno della quota cartografica di 3.023 m: è la sottostima tipica dell'alta quota, e sulla scheda si adotta il dato cartografico. Da qui, nelle giornate limpide, si riconoscono la Tsanteleina, la Granta Parey e il Ciarforon. Il colle non è una cima: è una porta, ed è per questo che ha un nome.

3.023 mspartiacqueGPS 3.010 m
Dal Colle Rosset lo sguardo scende nel vallone detritico che porta in Val di Rhêmes, con la catena glaciale dello spartiacque sull'orizzonte

Dall'altra parte, la Val di Rhêmes

3.023 m · versante valdostano

Il colpo d'occhio cambia del tutto scavalcando la sella: da questa parte niente laghi e niente praterie, ma un vallone di detrito che precipita verso nord-ovest, chiuso in fondo dalla catena glaciale dello spartiacque. Il Colle Rosset non è un punto di arrivo per tutti: chi prosegue scende in Val di Rhêmes e arriva al Rifugio Benevolo, raccontato in un'altra scheda di questa raccolta. È la stessa valle vista dal lato opposto: da Thumel il Benevolo si raggiunge in quattro chilometri e mezzo di fondovalle, da qui si arriva per il tetto. Due percorsi completamente diversi per lo stesso posto — che è poi la definizione di un valico.

Val di Rhêmestraversata al Benevoloscheda collegata
Il massiccio del Gran Paradiso con la calotta glaciale sommitale, visto dall'altopiano attraverso le praterie ocra di fine settembre

Il Gran Paradiso, in fondo a est

4.061 m · visibile dall'altopiano

Dalla parte opposta rispetto al colle, oltre l'altopiano, compare la calotta glaciale del Gran Paradiso (4.061 m), l'unico quattromila interamente in territorio italiano. Dà il nome al massiccio, al parco e — dal 1922 — alla più antica area protetta d'Italia. Da qui lo si vede per quello che è dal versante occidentale: una cupola di ghiaccio appoggiata su un bastione di roccia scura, non la piramide che ci si aspetta da un quattromila.

4.061 munico 4.000 tutto italianocalotta sommitale
Pennacchi bianchi di erioforo sulla riva del Lago Leità, con l'acqua turchese e trasparente e le sponde ocra sullo sfondo

Gli ultimi eriofori, sul Leità

2.699 m · km 7,7 · riva del Lago Leità, al rientro

Sulla sponda del Lago Leità, a fine settembre, resistono gli ultimi erioforiEriophorum scheuchzeri, il pennacchio rotondo. Non è un fiore: i batuffoli bianchi sono i peli del frutto, che si allungano dopo la fioritura e servono a far viaggiare il seme col vento, unico mezzo di trasporto disponibile a questa quota. Cresce dove l'acqua ristagna, sulle rive che si impaludano: è quindi anche un indicatore, segnala le piccole torbiere d'alta quota, ambienti rari e lentissimi a formarsi — pochi centimetri di torba per secolo — e che una volta drenati non tornano.

Lago Leità 2.699 mEriophorum scheuchzeritorbiere d'alta quota
Il Lago del Nivolet visto dall'alto con la strada e le auto parcheggiate sulla riva, e la valle che si apre verso ovest

Il Lago del Nivolet, e le automobili

2.532 m · km 9,6 · chiusura dell'anello

L'anello si chiude sul lago che dà il nome al colle stradale, a due passi dal rifugio. Vale la pena guardarlo per quello che mostra: la riva, la strada, le auto in fila. Il 20 settembre la regolamentazione estiva è già finita — nel 2026 copriva i weekend di luglio, il periodo continuativo dal 27 luglio al 30 agosto e i primi due fine settimana di settembre — e si sale liberamente. Il contrasto fra questa immagine e quella scattata al colle, due ore prima e cinquecento metri più in alto, è il vero argomento di questa pagina.

2.532 mfine regolamentazionekm 9,6
Punti di ristoro

Dove fermarsi

Rifugio Savoia

2.534 m · km 0 · comune di Valsavarenche · solo stagione estiva · 0165 94141

Il 20 settembre era già chiuso: il rifugio apre solo nella stagione estiva e nel 2026 ha chiuso a metà settembre, in anticipo sulle date dichiarate sul sito (20/06 – 25/09). Chi sale a fine stagione deve quindi considerare l'intero giro come autosufficiente. Detto questo, ha una storia che la sua architettura tradisce: secondo la gestione nasce dalla ristrutturazione di una casa di caccia di Vittorio Emanuele II, attorno al 1860, ampliata poi negli anni Sessanta con altri corpi di fabbrica. Dal 1921 è della famiglia Dayné, che lo conduce tuttora. Sessanta posti letto più il locale invernale, bar e ristorante. Curiosità amministrativa: pur essendo raggiungibile in auto solo dal Piemonte, il rifugio è in territorio valdostano, comune di Valsavarenche.

Sull'itinerario, niente

dal km 0 al km 9,6 · nessun punto di appoggio

Fra il rifugio e il colle non c'è nulla: nessun bivacco, nessuna fontana, nessun riparo. L'acqua dei laghi non è potabile senza trattamento. Si cammina costantemente sopra i 2.500 m, in un ambiente che alle prime nuvole cambia temperatura in fretta: acqua e strato caldo nello zaino anche in una giornata di sole come questa.

Difficoltà E: nessuna difficoltà tecnica né esposizione, ma quota costantemente alta e ultimo chilometro su detrito fine, scomodo in discesa. Calzature con suola scolpita e bastoncini aiutano davvero, non sono un di più. A fine stagione il rifugio è chiuso e il giro va considerato interamente autosufficiente. Si è dentro il Parco Nazionale Gran Paradiso: cani non ammessi, droni vietati, raccolta di fiori e minerali vietata. Stambecchi, camosci e marmotte sono frequenti sull'altopiano: si guardano da lontano, non si avvicinano. Periodo utile indicativamente da fine giugno a inizio ottobre, in funzione dell'innevamento e dell'apertura della strada.

L'edificio storico del Rifugio Savoia con l'insegna «Refuge Savoie», il tetto in lose e il pendio erboso alle spalle
Come arrivare

Come arrivare al Colle del Nivolet

A5 / SS 460
Da Torino o da Ivrea
Ceresole Reale
1.580 m · inizio della salita
SP 50
18,5 km di tornanti
2.612 m
Colle del Nivolet · parcheggi
Itinerario: da Torino o Ivrea si risale la Valle Orco per Cuorgnè, Pont Canavese e Locana fino a Ceresole Reale (1.580 m); da lì la strada provinciale 50 sale in 18,5 km al Colle del Nivolet, superando le dighe del Serrù e dell'Agnel. I parcheggi sono lungo la strada presso il Lago del Nivolet e al colle.
Attenzione alla stagione: il tratto alto è chiuso indicativamente dal 15 ottobre al 15 giugno, con date che variano secondo l'innevamento.
Attenzione al periodo regolamentato: nei fine settimana di luglio, ogni giorno dal 27 luglio al 30 agosto e nei primi due weekend di settembre 2026 l'accesso è contingentato a 350 veicoli al giorno con Nivolet Card da 10 € da acquistare in anticipo; nelle giornate di chiusura totale si sale solo con le navette gratuite da Locana, a piedi o in bicicletta.
Le regole di accesso cambiano ogni stagione: prima di partire va verificata la pagina del Parco Nazionale Gran Paradiso dedicata alla strada del Nivolet, perché periodo, tariffa e numero di transiti vengono rideterminati di anno in anno. La traccia di questa scheda è del 20 settembre, quando la regolamentazione era già terminata.
Nota storico-culturale

Novant'anni di permessi

La strada che porta qui è famosa per il paesaggio, ma la sua storia è un'altra: è la storia di chi, di volta in volta, ha avuto il diritto di salire. Nel 1931 la carreggiata viene aperta da Ceresole Reale per una ragione industriale — raggiungere i cantieri delle dighe del Serrù e dell'Agnel, attorno ai 2.200 m. Non è una strada turistica: è una strada di servizio, costruita perché il cemento e gli operai arrivino in quota. Il paesaggio, all'epoca, è un effetto collaterale.

Il prolungamento fino al colle, a 2.612 m, si deve — secondo la ricostruzione corrente, che qui va presa con la cautela che merita una fonte non archivistica — a Renzo Videsott, alpinista e veterinario, l'uomo che dal 1945 rimette in piedi il Parco Nazionale Gran Paradiso dopo il disastro gestionale del ventennio precedente. La sua idea è pedagogica: portare la gente a vedere la montagna protetta, perché la protegga. Il conservazionista che chiede l'asfalto non è un paradosso da poco.

Negli anni Settanta si va oltre: si progetta di bucare il massiccio collegando Ceresole a Pont Valsavarenche, cioè di trasformare il valico in un passaggio transregionale. Il cantiere parte e poi si ferma; lo sterrato muore ancora oggi presso la croix d'Arolley, trecento metri sopra Pont. La ragione non è ambientale: a bloccare l'opera sono le incomprensioni fra Regione Piemonte e Valle d'Aosta. La natura viene salvata da un dissidio amministrativo — cosa che dovrebbe rendere più modesti tutti quelli che raccontano queste vicende come scontri di princìpi.

Nel 1931 si sale per lavorare. Dal dopoguerra si sale per imparare. Dal 2003 si sale col permesso. Dal 2025 si sale pagando dieci euro, e solo in trecentocinquanta al giorno. Cambia ogni volta la motivazione; non cambia mai il dispositivo, che è il controllo della porta.

Il giro si chiude infatti sul lato opposto. Dal 2003 il progetto «A piedi tra le nuvole» — protocollo d'intesa fra i comuni di Ceresole Reale e Valsavarenche, la Città metropolitana di Torino e la Regione Valle d'Aosta — chiude al traffico gli ultimi chilometri nei fine settimana estivi, sostituendo le auto con le navette. Dal 2025 il Parco è andato oltre con una regolamentazione a numero chiuso: 350 veicoli al giorno, Nivolet Card da 10 €, riduzione dei transiti dichiarata superiore al 40% rispetto all'anno precedente. Lo stesso ente che ha voluto la strada fino al colle oggi ne razionalizza l'uso: non è un'incoerenza, è un secolo di apprendimento compresso in un unico chilometro di asfalto.

C'è un filo più lungo, e passa da questo stesso posto. Il Rifugio Savoia nasce da una casa di caccia di Vittorio Emanuele II: la stessa logica che nel 1856 fa di queste montagne una Riserva Reale di Caccia e che — come si racconta nella scheda del Rifugio Benevolo — salva lo stambecco dall'estinzione riservandolo al fucile del sovrano. Gli antropologi chiamano gatekeeping il potere di decidere chi attraversa una soglia, e enclosure il gesto storico di recintare una terra comune sottraendola all'uso collettivo. Al Nivolet le due cose coincidono da centosettant'anni: prima la recinzione dinastica, poi quella scientifica, oggi quella turistica. Ogni volta il recinto è stato utile; ogni volta qualcuno è rimasto fuori.

Il Colle Rosset, a 3.023 m, è l'unico luogo di questa giornata dove il problema non si pone. Nessuno lo regola, nessuno lo asfalta, nessuno ci vende un biglietto, e chi vuole passare dall'altra parte — in Val di Rhêmes — deve semplicemente salirci. Prima della strada, il passaggio fra la Valle Orco e la Valsavarenche era esattamente questo: fatica, stagione buona e gambe. Ma il valico a piedi non è l'alternativa democratica alla strada: è solo una selezione diversa, operata dalle gambe invece che dal portafoglio o dal calendario delle prenotazioni. Ed è anche la ragione per cui l'overtourism — la concentrazione di visitatori oltre quello che un luogo regge, nelle sue infrastrutture e nei suoi equilibri — si addensa esattamente dove finisce l'asfalto e si dirada nei cinquecento metri di dislivello successivi: al colle stradale le auto in fila, al Colle Rosset quasi nessuno. Contingentare la strada non distribuisce il carico, lo sposta di quota, e lascia intatta la domanda di fondo: se questi posti debbano essere raggiungibili da tutti o attraversabili da pochi.

Altre cose da vedere in zona

Attorno, prima o dopo

Lungo la SP 50

Laghi Serrù e Agnel

I due invasi che hanno fatto nascere la strada, a 2.275 e 2.295 m, ampliati da dighe costruite a partire dal secondo dopoguerra. Colori diversi per ragioni fisiche: torbidità glaciale nel Serrù, acqua già decantata nell'Agnel. Il giro attorno all'Agnel è una passeggiata breve, buona per una giornata incerta.

Cinema · 1969

La strada di «The Italian Job»

La scena finale del film con Michael Caine — il pullman in bilico sul precipizio — fu girata sopra un invaso di Ceresole Reale, su questa stessa strada. È il momento in cui il Nivolet entra nell'immaginario internazionale come paesaggio da automobile: l'esatto opposto di ciò che il Parco prova oggi a ottenere.

Oltre il colle · 2h30 di discesa

Rifugio Benevolo, Val di Rhêmes

Il valico si può usare per quello che è: traversata dal Nivolet al Benevolo, con rientro da Thumel. Richiede due auto o un appoggio, ma è il modo per capire che i due versanti sono lo stesso massiccio.

Valle Orco · fondovalle

Ceresole Reale

Il «Reale» nel nome viene dalle cacce sabaude. Lago artificiale, centro storico minuscolo e sede del Parco: è la base logistica naturale per chi arriva dal Piemonte, e l'unico posto dove trovare servizi dopo Locana.

Oltre il massiccio

Valle Soana e San Besso

Sul versante piemontese, al di là del Gran Paradiso, il santuario di San Besso: l'altra faccia di queste montagne, dove il rapporto con la quota non passa per la strada ma per il culto.

Sull'altopiano

Gli altri laghi

Il ripiano del Nivolet ne conta una decina, fra cui il Lago Nero (2.746 m), così chiamato per il colore molto scuro dell'acqua. Varianti brevi che si innestano su questo stesso anello senza aggiungere dislivello significativo.