Il santuario di San Besso addossato al monolito del Monte Fautenio, con le costruzioni in pietra e lastre d'ardesia sul prato e i nevai residui sulle creste dietro
Valle Soana · Campiglia Soana · Parco Nazionale Gran Paradiso

Il santuario di San Besso e la sua rupe

Un anello da Campiglia Soana fino al ripiano dove il santuario sta appoggiato al monolito del Monte Fautenio — salita sul 625, rientro sul 626 per la borgata di Pugnon — e la storia di un culto che ha cambiato più volte il nome del santo senza mai spostarsi dalla pietra
Traccia GPX del 24 maggio 2026 · difficoltà E · anello con tratto in comune · santuario a 2.019 m
10,0 km
Sviluppo registrato
+744 m
Dislivello
2019 m
Santuario
2057 m
Punto più alto
~5h20
Totale · 2h40 in cammino
E
Difficoltà

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Profilo altimetrico

L'andamento del percorso

La traccia di questa giornata non è l'anello classico. I primi due chilometri e mezzo sono una digressione in fondovalle: dalla sterrata si sale fino al Pian d'Azaria (km 2,1) e si torna indietro sullo stesso tracciato fino al bivio del sentiero 625, al km 3,3. La salita vera comincia lì: cinquecento metri di dislivello in meno di due chilometri, nel lariceto e fra le pietraie, con la Ca' Nuova a metà rampa e la Grangia Ciavanis poco sopra. Al km 5,2 si arriva sul ripiano del santuario, a 2.019 m; il punto più alto della traccia è però più avanti, al km 6,1, poco più a sud e circa quaranta metri sopra il santuario (punto panoramico). Il rientro scende il vallone del Rio Fanton sul sentiero 626, passando dalla borgata di Pugnon. Senza la digressione iniziale l'anello misura 8,00 km con +703 m: sono i numeri utili a chi vuole pianificare il giro classico.

Partenza · Campiglia ~1.350 m · GPS 1.360 m Pian d'Azaria ~1.544 m · km 2,1 · digressione Santuario 2.019 m · km 5,2 Punto più alto 2.057 m · km 6,1 · oltre il santuario Dislivello complessivo +744 m
Tracciato

La mappa interattiva

Traccia reale ricostruita dai 916 punti del file GPX. Si riconoscono bene le tre parti della giornata: la digressione di andata e ritorno lungo il fondovalle fino al Pian d'Azaria, la salita sul versante solivo con il sentiero 625, e il rientro sul lato opposto del vallone lungo il Rio Fanton con il 626. Il ritorno ricalca l'andata per il 47% del suo sviluppo — quasi tutto dovuto alla digressione iniziale: dal bivio in avanti salita e discesa non si incontrano più.

Punti di interesse

Cosa si incontra lungo il giro

Il torrente nel lariceto del fondovalle, con l'acqua che scende su salti di roccia e una cima innevata in fondo alla valle

Da Campiglia, lungo il torrente

~1.350 m · partenza · sterrata chiusa al traffico

Si parte sulla sterrata di fondovalle, chiusa alle auto, che risale il torrente fra larici e balze rocciose superando due ponti di legno. È la via di servizio del vallone di Campiglia: la stessa direttrice che per secoli ha collegato il Canavese alla Val di Cogne, prima che diventasse un itinerario per escursionisti. Il bivio per il santuario si riconosce da un cartello e da una roccia con la scritta «S. BESSO» e il numero 625.

sterrata di fondovalledue ponti di legnobivio del 625
Il Pian d'Azaria: prato fiorito e larici alti attorno al torrente basso e sassoso, con la sterrata sulla destra e la cresta innevata in fondo

Il Pian d'Azaria

~1.544 m · km 2,1 · fine della sterrata

Un pianoro di prati e larici radi dove il torrente si allarga e rallenta. Mario Rigoni Stern lo definì «il posto più bello del mondo», e al pianoro è dedicata la piccola oasi naturalistica «Quando sognavo l'Azaria». Nella traccia di questa giornata è una digressione di andata e ritorno fatta prima di attaccare la salita: chi punta direttamente al santuario lo salta, ma sono due chilometri quasi pianeggianti che ripagano.

Rigoni Sternoasi naturalisticakm 2,1
La salita nell'alta valle: escursionisti sul sentiero fra i prati, la cascata che scende dalle balze rocciose e, sul ripiano in alto, il santuario già visibile

La rampa del 625 e la Ca' Nuova

1.815 m · km 4,2–4,5 · metà salita

Dal bivio il 625 sale rapido sul versante solivo, fra pini e pietraie. A circa metà rampa si superano i ruderi della Ca' Nuova — 1.815 m secondo le fonti correnti, 1.814 m per il GPS — e poco sopra la Grangia Ciavanis. Da qui la valle si apre in un anfiteatro naturale che culmina nella Rosa dei Banchi: la cascata scende dalle balze e, sul ripiano in alto, compare già il santuario appoggiato al suo masso.

Ca' Nuova 1.815 mGrangia Ciavanisanfiteatro
Panorama dalla quota del santuario verso le cime glaciali della testata di valle, con nevai e ghiacciai sulle creste

Il ripiano e i valichi

2.019 m · km 5,2

Dal ripiano del santuario lo sguardo abbraccia la testata della Valle Soana e le cime glaciali del versante meridionale del Gran Paradiso. Da qui partono i valichi storici: il colle dell'Arietta (2.939 m) verso Cogne — il passaggio che i pellegrini valdostani affrontano partendo il giorno prima — e il colle della Borra (2.578 m) verso Piamprato. Non è un panorama qualsiasi: è la ragione per cui questo ripiano, prima che un luogo di culto, è stato un nodo di passaggio fra il Canavese e la Val di Cogne.

colle dell'Arietta 2.939 mcolle della Borranodo di valichi
Il santuario e il monolito del Monte Fautenio visti dall'alto dal punto panoramico, con la cappelletta sulla cima della rupe e un secondo sperone roccioso sulla sinistra

Il punto panoramico, e la cappella sul masso

2.057 m · km 6,1 · punto più alto della traccia

Di fronte alla rupe, sul lato opposto del ripiano, due piccole alture permettono di guardare il santuario dall'alto: la prima delle due, a 2.057 m, è il punto più elevato di questa traccia. È da qui che si capisce la geometria del posto — l'edificio incassato nella base del masso, la mulattiera che gli gira attorno — e si vede bene la cappelletta con la croce posata in cima al monolito, a 2.072 m, secondo luogo di culto del sito, raggiungibile per un sentierino ripido che aggira la rupe.

punto più alto 2.057 mcappella di vetta 2.072 mvista sul monolito
Punti di ristoro

Dove fermarsi

Rifugio Giovanni Bausano

2.019 m · km 5,2 · rifugio non gestito · nello stesso edificio del santuario

Il ricovero occupa i locali annessi al santuario, sotto la rupe. È un rifugio non gestito: nessun servizio, nessuna cucina, chiavi da concordare. È lo stesso posto in cui pernottano i pellegrini che arrivano da Cogne la vigilia del 10 agosto. Da qui l'indicazione pratica: la gita va affrontata in autosufficienza, con pranzo al sacco e acqua nello zaino.

Campiglia Soana · alla partenza

~1.350 m · fine della strada asfaltata

A Campiglia, all'imbocco dell'area chiusa al traffico, si trova il posto tappa del paese, ultimo punto di ristoro «servito» prima della salita: utile per il pranzo o per una sosta al rientro. Orari e apertura vanno verificati in anticipo, perché fuori stagione la borgata è quasi disabitata.

Sul percorso non ci sono fontane attrezzate oltre al fondovalle: l'acqua va portata per l'intera giornata. Stagione indicativa da giugno a ottobre, con nevai residui a inizio estate sull'ultimo tratto e sul versante del 626. Il 625 dopo il bivio è a tratti ripido e non sempre segnalato: conviene avere la traccia GPS. Si è all'interno del Parco Nazionale Gran Paradiso: cani non ammessi, droni vietati.

Genziane azzurre a trombetta fiorite nel prato del ripiano, fra ranuncoli gialli, non ti scordar di me e una primula rosa
Come arrivare

Come arrivare a Campiglia Soana

SS 460
Del Gran Paradiso
Pont Canavese
Imbocco della valle
Campiglia
Fine dell'asfalto
~1.350 m
Parcheggio di partenza
Itinerario: da Torino o Ivrea si segue la SS 460 del Gran Paradiso → Cuorgnè → Pont Canavese, dove si imbocca la Valle Soana → Ronco Canavese → Valprato Soana → Campiglia Soana, frazione di Valprato e fine della strada. Superata la piazzetta si raggiunge l'ingresso dell'area chiusa al traffico, dove si parcheggia.
Attenzione: l'ultima parte è strada stretta di montagna, con pochi spazi di manovra; in alta stagione e nei giorni della festa il parcheggio si riempie presto.
La traccia GPX parte dal parcheggio di Campiglia Soana. Verificare meteo e innevamento residuo a inizio stagione: il tratto alto del 625 e la discesa del 626 tengono neve fino a inizio estate.
Nota storico-culturale

La pietra resta, il santo cambia nome

Di San Besso non si sa quasi nulla, e per questo se ne sa troppo. Le versioni concorrenti sono almeno quattro: un soldato della Legione Tebea scampato al massacro e ucciso qui; un pastore gettato dalla rupe dagli altri pastori per invidia, perché le sue greggi erano più floride; un vescovo di Ivrea, dove la cattedrale conserverebbe le sue spoglie; un eremita taumaturgo ritirato in cima al masso. Non sono varianti di un racconto: sono racconti di comunità diverse, ciascuna con la propria pretesa sul santo.

È esattamente questa duplicità che nel 1913 portò fin qui Robert Hertz, allievo di Durkheim, e produsse «Saint Besse, étude d'un culte alpestre», uscito sulla Revue d'histoire des religions: uno dei testi fondativi dell'antropologia della religione popolare. Hertz osservò che al santuario si incontrano due comunità — i valligiani della Valle Soana e i pastori di Cogne, che scavalcano lo spartiacque — e che ognuna porta il «suo» Besso: soldato per gli uni, pastore per gli altri. Il culto non discende dal santo; è il gruppo che, radunandosi, produce e rinnova la sacralità del luogo.

Non è la leggenda a spiegare il rito, ma il rito a generare la leggenda: il significato del santo è prodotto, ogni anno, dalla comunità che sale a raccoglierlo attorno alla sua rupe.

Che la posta in gioco fosse concreta lo dice un dettaglio che Hertz registrò e che è ancora vero: l'onore di portare la statua in processione, oggi assegnato con una specie di bando rituale, in passato fu causa di liti violente fra campigliesi e cogneins. Non si litiga per una leggenda; si litiga per il diritto di rappresentare il gruppo davanti al luogo sacro.

Il centro di tutto, in ogni caso, non è il santo: è la roccia. Il santuario è costruito appoggiando un intero fianco al Monte Fautenio — un monolito alto una sessantina di metri e largo quaranta, piantato al centro dell'anfiteatro — e la cappella più antica, datata 1548 sulla porta, ha l'altare costruito direttamente sul sasso. I pellegrini ne staccavano schegge da portare a casa come amuleti. La tradizione dice che nel punto in cui Besso cadde restò un'impronta nella roccia, e che il santuario fu costruito lì.

La prova più netta che il luogo di culto è la pietra e non l'edificio sta cinquanta metri più su, e la si vede a occhio dal punto panoramico: in cima al monolito, a 2.072 m, ci sono una cappelletta e una croce, un secondo punto sacro raggiungibile per un sentierino ripido che gira attorno alla rupe. Attorno a quel masso si sono sovrapposti, senza mai spostarsi, culti litici precristiani, un martire di legione, un pastore, due cappelle seicentesche fuse in una, affreschi ottocenteschi riscoperti nel 2020 e un restauro interrotto per fine budget. È il caso da manuale di continuità cultuale: il sacro cambia nome ma non luogo, fissandosi sul punto forte del paesaggio. Lo stesso meccanismo che, sull'altro versante, tiene in piedi il santuario del Miserin.

Il pellegrinaggio si svolge due volte l'anno, il 10 agosto e il 1° dicembre. Dalla Valle Soana si sale da Campiglia in mattinata; dalla Valle d'Aosta si arriva scavalcando lo spartiacque, e chi viene da Cogne deve partire il giorno prima e dormire al ricovero del santuario, perché in mezzo c'è il colle dell'Arietta a 2.939 m. Fra i valdostani ci sono anche quelli di Champorcher, e non per caso: là si venera san Porzio, un altro martire pseudo-tebeo che una leggenda vuole compagno di fuga di Besso. I due santuari non si somigliano solo per struttura — sono le due estremità di una stessa storia, raccontata da comunità che si conoscono e che una volta all'anno si incontrano quassù.

Dal 2012 messa e processione vengono anche trasmesse in streaming e nella chiesa di Sant'Orso a Campiglia, per gli anziani e per i valsoanini emigrati all'estero fra Ottocento e Novecento. Se Hertz aveva ragione — se è il gruppo che raduna a produrre il sacro — allora la comunità che oggi produce questo rito non è più soltanto quella fisicamente presente sul ripiano.

Hertz morì in trincea nel 1915, a trentatré anni, due estati dopo aver visto quella festa. Da lì in avanti nessuno ha più guardato un santuario di montagna nello stesso modo — e la Valle Soana, isola francoprovenzale come la vicina Val di Rhêmes, resta uno dei posti dove il nesso fra roccia, comunità e sacro si legge ancora a occhio nudo.

Altre cose da vedere in zona

Nella valle e lungo l'accesso

In cima al monolito · 2.072 m

La cappella del Monte Fautenio

Aggirando la rupe, un sentierino piccolo e ripido porta alla cappelletta e alla croce poste sulla cima del masso: si vedono bene dal punto panoramico. È il secondo luogo di culto del sito, e il più eloquente, perché dice che il punto sacro è la pietra. Sconsigliato con neve o ghiaccio.

Spartiacque · 2.939 m

Il colle dell'Arietta, verso Cogne

È il valico che i pellegrini valdostani attraversano per arrivare al santuario: quasi tremila metri, molte ore di cammino, partenza il giorno prima. Non un dettaglio folkloristico ma la misura dello sforzo che quella comunità mette nel proprio diritto sul santo.

Canavese · UNESCO

Sacro Monte di Belmonte

Tredici cappelle nel bosco attorno a un santuario: il «gemello di pianura» di San Besso. Il dittico Belmonte–San Besso è la stessa idea di ascesa sacra, costruita a due altitudini diverse e con due materiali diversi.

Ronco Canavese

Ecomuseo e Fucina del Rame

Fucina del 1633 e cultura materiale del rame battuto: la memoria dei mestieri che tenevano in piedi la valle quando i pascoli non bastavano. Aperture a calendario.

Imbocco valle

Pont Canavese

Torri medievali alla confluenza fra Orco e Soana: la porta della Valle Soana, il punto in cui si lascia la pianura e comincia il vallone.

Sull'accesso · UNESCO

Ivrea città industriale

L'eredità Olivetti e l'urbanistica del Novecento, patrimonio UNESCO dal 2018. Sosta colta prima o dopo la montagna, sulla strada che porta in valle.