Riale è la frazione più settentrionale del Piemonte e uno dei nuclei meglio conservati della più antica colonia walser fuori dal Vallese. I primi coloni scavalcarono il Passo del Gries alla fine del XII secolo; entro il 1244, con la fondazione di Fondovalle e Antillone, la colonizzazione della valle era compiuta. Parlavano — e in parte parlano ancora — il titsch, un dialetto alemanno meridionale che a Formazza risente del contatto con il vicino Vallese più di quanto non accada a Gressoney. La valle stessa ha un nome walser prima che italiano: Pomatt.
Vale la pena fermarsi su cosa significasse quell'insediamento. I Walser non arrivarono in una valle vuota per occuparne il fondo: presero in carico l'alta quota, e la resero abitabile tutto l'anno, in luoghi dove le comunità di fondovalle salivano solo d'estate. Fu, prima che una migrazione, una tecnologia culturale: un modo di costruire, di allevare, di organizzare il lavoro che rendeva conveniente stare sopra i 1.700 metri. I signori locali li incoraggiarono proprio per questo — popolare e presidiare terre che altrimenti restavano marginali.
E il passo, per loro, non era un confine. Era la porta di casa. Il San Giacomo che questo anello tocca al km 10,8 fu, fra la fine del Duecento e la fine del Quattrocento, una via commerciale attiva: già nel Trecento organizzazioni di someggiatori di Bedretto e Formazza trasportavano merci fra i due versanti. In Val d'Olgia un ospizio, citato nel 1405, accoglieva chi transitava, con un oratorio intitolato ai santi Nicola, Caterina e Giacomo — il santo pellegrino che dà il nome al valico. Il sacro, qui, si posava dove si passava.
Che il valico unisca invece di separare è un'idea che in questa valle non è archeologia. Ogni agosto, al Passo del Gries, la comunità formazzina e quella svizzera si ritrovano per una festa comune; e la Sbrinz Route, l'antica via dei mercanti che dalla Svizzera centrale scendeva a Domodossola con le carovane di muli, viene ripercorsa con gli stessi mezzi. Chi ha letto la scheda di San Besso riconoscerà lo schema: due comunità divise da uno spartiacque che si danno appuntamento, una volta l'anno, esattamente sulla linea che le divide. È il valico a fare la comunità, non il contrario.
Per secoli il passo era ciò che teneva insieme i due versanti. Nel Novecento diventa la linea che li separa: la strada italiana si ferma al confine, e la sua prosecuzione svizzera non viene mai costruita — per ragioni militari.
Il rovesciamento è documentabile alla data. La strada che si percorre sul rientro fu iniziata nel 1928 e inaugurata il 15 agosto 1929: dalla piana della Frua raggiungeva il valico dopo 12,7 chilometri, ed era funzionale ai cantieri delle dighe del Kastel e del Toggia. Sul versante svizzero non fu mai prolungata. Negli anni Trenta, anzi, il passo veniva fortificato: le opere elvetiche del San Giacomo e di Grandinagia, progettate nel 1931, furono costruite dal 1937 ed erano operative nel 1939. La stessa linea che i mulattieri attraversavano in entrambi i sensi diventava un fronte.
Nel frattempo l'acqua cambiava statuto. La diga del Toggia viene collaudata alla fine del 1933; quella del Morasco, costruita fra il 1936 e il 1940, sommerge il villaggio walser di Morasco, abitato dal Quattrocento. La Cascata del Toce, 143 metri di salto, oggi si vede solo in orari stabiliti: l'acqua è derivata in galleria verso la centrale di Ponte, e viene restituita al suo letto secondo un calendario. Una cascata che il calendario accende e spegne è forse l'immagine più netta di cosa sia successo qui.
Il senso dell'anello sta in questa stratificazione. Una comunità sale per i valichi e rende abitabile la quota; il valico si chiude e diventa frontiera; l'acqua che quella comunità attraversava viene fermata, misurata e venduta. E in cima alla Rupe del Gesso, dove non c'è né chiesa né rifugio, resta il gesto più semplice di tutti: un mucchio di pietre e una croce di legno. Nelle altre valli di questa raccolta il sacro ha edifici, calendari liturgici, pellegrinaggi. Qui è ridotto all'osso — segnare che si è arrivati, che il punto conta, che qualcuno c'è stato prima. È il grado zero da cui, altrove, i santuari sono cresciuti.