Panoramica del Lago Kastel dal colore turchese, con lo sbarramento a sinistra e le cime dello spartiacque svizzero
Alta Val Formazza · Riale · Provincia del Verbano-Cusio-Ossola

Dai laghi del Boden alla Rupe del Gesso

Un anello fra i laghi dell'alta Formazza — Kastel, Boden, Toggia — fino al valico di San Giacomo sul confine svizzero, in una valle dove i Walser salirono per i passi e il Novecento trasformò l'acqua in energia
Traccia GPX del 1° agosto 2026 · difficoltà E · anello · sempre sopra i 1.700 m
18,5 km
Sviluppo anello
+740 m
Dislivello
2434 m
Rupe del Gesso
1727 m
Quota partenza
~6h50
Tempo (soste incl.)
E
Difficoltà

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Profilo altimetrico

L'andamento del percorso

Dislivello modesto per uno sviluppo di quasi venti chilometri: la salita vera si esaurisce nei primi otto, con pendenza regolare da Riale al Lago Kastel e poi alla conca dei Boden. Dopo la Rupe del Gesso — punto più alto del giro, km 8,3 — il percorso resta a lungo in quota, oscillando fra i 2.200 e i 2.400 m fino al Passo San Giacomo e poi lungo la Val Toggia. La discesa si concentra tutta negli ultimi due chilometri. È un itinerario lungo più che ripido: contano la distanza e la quota d'esercizio, non la pendenza.

Partenza 1.727 m · Riale Rupe del Gesso 2.434 m · km 8,3 Passo San Giacomo 2.313 m · km 10,8 Dislivello complessivo +740 m
Tracciato

La mappa interattiva

Traccia reale ricostruita dai 1.713 punti del file GPX. I marcatori segnano i punti notevoli dell'anello; il fondo alterna la carrareccia dell'idroelettrico — la vecchia strada del Passo San Giacomo — ai sentieri d'alta quota fra i laghi.

Punti di interesse

Cosa si incontra lungo il giro

Veduta dall'alto sul Lago Morasco e sulla sua diga, con la valle di Riale e le cime di confine

Sopra l'Alpe Ghighel, il primo sguardo sul Morasco

~2.113 m · km 2,3 · avvio della salita

Il sentiero guadagna quota rapidamente sopra Riale e in poco più di due chilometri apre la vista sull'invaso del Morasco e sul suo sbarramento. Sotto quello specchio d'acqua c'è un villaggio: l'abitato walser di Morasco, popolato dal Quattrocento, fu sommerso quando la diga entrò in servizio.

Lago Morasco 1.815 mdiga 1936-1940villaggio sommerso
Il Lago Kastel dal colore turchese, con la sponda chiara scoperta dall'abbassamento del livello

Lago Kastel

~2.227 m · km 4,9 · primo bacino

Turchese denso, per via delle farine glaciali sospese nell'acqua. È un lago artificiale, e lo si legge nella fascia chiara lungo le rive: la linea di riva lasciata scoperta quando il livello si abbassa. Sullo sfondo, le cime dentellate dello spartiacque con la Svizzera.

bacino artificialecolore glaciale
I due laghi Boden visti dall'alto, incassati fra pietraie e dossi erbosi, con le cime sullo sfondo

I laghi del Boden

~2.350 m · km 7,3 · laghi naturali

Dopo i bacini, l'acqua torna a essere paesaggio e non impianto: la conca del Boden raccoglie una manciata di laghetti naturali — la letteratura escursionistica ne conta fino a sette, i due maggiori attorno ai 2.350 m, separati da un breve ripiano erboso — incassati fra dossi montonati e pietraie. Nessuna diga, nessuna condotta: solo la depressione lasciata dal ghiaccio.

laghi naturali~2.350 mrocce montonate
Distesa di erioforo in fiore sulla riva di uno dei laghi Boden

L'erioforo sulle rive

conca del Boden · torbiera d'alta quota

Le sponde piatte dei Boden sono un ambiente umido raro a questa quota: a inizio estate si coprono di erioforo, il «cotone di palude», i cui ciuffi bianchi non sono fiori ma i peli che accompagnano il frutto. È una pianta-spia: segnala suoli acidi e perennemente saturi d'acqua, cioè torbiera.

erioforotorbieraflora alpina
L'ometto di pietre chiare con la croce di legno sulla Rupe del Gesso, e sotto il Lago Kastel e il Lago Toggia

Rupe del Gesso

2.434 m · km 8,3 · punto più alto

Una sommità appena accennata, che però raccoglie in un solo sguardo tutto l'anello: da una parte la conca dei Boden, dall'altra il Kastel e il Toggia con la sua diga, a settentrione le montagne svizzere. In cima non c'è un santuario né un rifugio — solo un ometto di pietre chiare con una croce di legno, il modo più antico e più economico di dichiarare sacro un punto del paesaggio.

punto più altocroce di vettapanorama a 360°
Il valico del Passo San Giacomo con il sentiero, i tralicci dell'alta tensione e le cime svizzere sotto un cielo di tempesta

Passo San Giacomo

2.313 m · km 10,8 · confine di Stato

Il punto più settentrionale del Piemonte. Di là comincia la Val Bedretto e, oltre, il Ticino: per due secoli, fra il Duecento e il Quattrocento, di qui passavano le carovane someggiate dei mulattieri di Formazza e Bedretto. Oggi il valico è attraversato dai tralicci dell'alta tensione — la stessa energia che i laghi alle spalle producono.

confine Italia-SvizzeraVal Bedrettoantica via someggiata
Il Lago Toggia con il livello basso e le ampie spiagge di sedimenti scoperte

Lago Toggia

~2.191 m · km 14,6 · sul rientro

Il più alto e il più grande dei bacini della valle, chiuso da uno sbarramento alto 44 metri e largo 199, collaudato il 30 dicembre 1933. Il livello estivo lascia scoperte larghe spiagge di sedimento, striate come una battigia marina: è il respiro dell'invaso, che si riempie con la fusione e si svuota quando serve produrre.

diga del 193344 m di altezzaVal Toggia
La strada del Passo San Giacomo con il parapetto in pietra a secco che scende a tornanti sopra il Lago Morasco

La strada del Passo San Giacomo

~2.122 m · km 16,3 · il rientro

L'ultimo tratto scende lungo la strada costruita fra il 1928 e il 1929 per servire i cantieri delle dighe e raggiungere il valico: dodici chilometri e mezzo di tornanti dal pianoro della Frua, con parapetti in pietra a secco ancora intatti. Oggi è chiusa al traffico ordinario e resta una delle vie storiche di montagna del Piemonte. Sotto, il Lago Morasco e la sua diga.

strada del 1929vie storiche di montagnachiusa al traffico
Punti di ristoro

Dove fermarsi

Rifugio Maria Luisa

2.160 m · km 15,0 · sul percorso · 70 posti letto · CAI Busto Arsizio

Nato dall'unione di tre fabbricati di cantiere che avevano ospitato gli operai della diga del Toggia; l'idea di farne un rifugio nacque in una riunione del CAI di Busto del 21 ottobre 1936. Servizio bar dalle 8.30 alle 21.00 e pranzo dalle 11.45 alle 14.00, con prenotazione gradita. Non è solo un rifugio estivo: d'inverno si raggiunge con gli sci, le ciaspole o la fat-bike lungo la stessa strada a tornanti. È l'unico punto di ristoro dell'intero anello.

Riale

1.727 m · km 0 e 18,5 · partenza e arrivo

Il borgo walser offre qualche posto di ristoro alla partenza e al rientro. In quota, fra Riale e il rifugio, non c'è nulla: la parte alta dell'anello va affrontata in autosufficienza.

Gita lunga più che difficile: 18,5 km su fondo sempre buono, ma con circa quattro ore continuative sopra i 2.200 m, esposte al vento e ai temporali pomeridiani. Acqua da portare da valle. Stagione indicativa da fine giugno a inizio ottobre, con nevai residui a inizio estate lungo il tratto dei Boden.

Uno dei laghi Boden con un masso emergente dall'acqua e la corona di cime sullo sfondo
Come arrivare

Come raggiungere Riale

A26
Fino a Gravellona Toce
SS 33
Del Sempione
SS 659
Antigorio-Formazza
1.727 m
Parcheggio di Riale
Itinerario: autostrada A26 fino a Gravellona Toce → SS 33 del SempioneDomodossolaSS 659 della Valle Antigorio e Formazza, che risale l'intera valle passando per Premia, Foppiano, Ponte e la Frua, fino alla frazione Riale, la più settentrionale del Piemonte.
Nota: il tratto della «Casse», fra Foppiano e Ponte, è una serie di tornanti stretti che superano il gradino roccioso della valle; l'ultimo tratto oltre la Frua costeggia il Lago Morasco.
Senza auto: stazione ferroviaria di Domodossola, poi autolinee Comazzi fino al capolinea di Riale.
Il parcheggio di Riale è limitato e in alta stagione si riempie presto: conviene partire con largo anticipo. Verificare in loco le disposizioni sulla sosta e sull'accesso, che possono cambiare di stagione in stagione.
Nota storico-culturale

Chi sale per i passi, e chi ferma l'acqua

Riale è la frazione più settentrionale del Piemonte e uno dei nuclei meglio conservati della più antica colonia walser fuori dal Vallese. I primi coloni scavalcarono il Passo del Gries alla fine del XII secolo; entro il 1244, con la fondazione di Fondovalle e Antillone, la colonizzazione della valle era compiuta. Parlavano — e in parte parlano ancora — il titsch, un dialetto alemanno meridionale che a Formazza risente del contatto con il vicino Vallese più di quanto non accada a Gressoney. La valle stessa ha un nome walser prima che italiano: Pomatt.

Vale la pena fermarsi su cosa significasse quell'insediamento. I Walser non arrivarono in una valle vuota per occuparne il fondo: presero in carico l'alta quota, e la resero abitabile tutto l'anno, in luoghi dove le comunità di fondovalle salivano solo d'estate. Fu, prima che una migrazione, una tecnologia culturale: un modo di costruire, di allevare, di organizzare il lavoro che rendeva conveniente stare sopra i 1.700 metri. I signori locali li incoraggiarono proprio per questo — popolare e presidiare terre che altrimenti restavano marginali.

E il passo, per loro, non era un confine. Era la porta di casa. Il San Giacomo che questo anello tocca al km 10,8 fu, fra la fine del Duecento e la fine del Quattrocento, una via commerciale attiva: già nel Trecento organizzazioni di someggiatori di Bedretto e Formazza trasportavano merci fra i due versanti. In Val d'Olgia un ospizio, citato nel 1405, accoglieva chi transitava, con un oratorio intitolato ai santi Nicola, Caterina e Giacomo — il santo pellegrino che dà il nome al valico. Il sacro, qui, si posava dove si passava.

Che il valico unisca invece di separare è un'idea che in questa valle non è archeologia. Ogni agosto, al Passo del Gries, la comunità formazzina e quella svizzera si ritrovano per una festa comune; e la Sbrinz Route, l'antica via dei mercanti che dalla Svizzera centrale scendeva a Domodossola con le carovane di muli, viene ripercorsa con gli stessi mezzi. Chi ha letto la scheda di San Besso riconoscerà lo schema: due comunità divise da uno spartiacque che si danno appuntamento, una volta l'anno, esattamente sulla linea che le divide. È il valico a fare la comunità, non il contrario.

Per secoli il passo era ciò che teneva insieme i due versanti. Nel Novecento diventa la linea che li separa: la strada italiana si ferma al confine, e la sua prosecuzione svizzera non viene mai costruita — per ragioni militari.

Il rovesciamento è documentabile alla data. La strada che si percorre sul rientro fu iniziata nel 1928 e inaugurata il 15 agosto 1929: dalla piana della Frua raggiungeva il valico dopo 12,7 chilometri, ed era funzionale ai cantieri delle dighe del Kastel e del Toggia. Sul versante svizzero non fu mai prolungata. Negli anni Trenta, anzi, il passo veniva fortificato: le opere elvetiche del San Giacomo e di Grandinagia, progettate nel 1931, furono costruite dal 1937 ed erano operative nel 1939. La stessa linea che i mulattieri attraversavano in entrambi i sensi diventava un fronte.

Nel frattempo l'acqua cambiava statuto. La diga del Toggia viene collaudata alla fine del 1933; quella del Morasco, costruita fra il 1936 e il 1940, sommerge il villaggio walser di Morasco, abitato dal Quattrocento. La Cascata del Toce, 143 metri di salto, oggi si vede solo in orari stabiliti: l'acqua è derivata in galleria verso la centrale di Ponte, e viene restituita al suo letto secondo un calendario. Una cascata che il calendario accende e spegne è forse l'immagine più netta di cosa sia successo qui.

Il senso dell'anello sta in questa stratificazione. Una comunità sale per i valichi e rende abitabile la quota; il valico si chiude e diventa frontiera; l'acqua che quella comunità attraversava viene fermata, misurata e venduta. E in cima alla Rupe del Gesso, dove non c'è né chiesa né rifugio, resta il gesto più semplice di tutti: un mucchio di pietre e una croce di legno. Nelle altre valli di questa raccolta il sacro ha edifici, calendari liturgici, pellegrinaggi. Qui è ridotto all'osso — segnare che si è arrivati, che il punto conta, che qualcuno c'è stato prima. È il grado zero da cui, altrove, i santuari sono cresciuti.

Altre cose da vedere in zona

Nella valle, prima o dopo

Frua · 1.675 m

Cascata del Toce

Centoquarantatré metri di salto, fra le più alte d'Europa. Visibile solo negli orari di rilascio stabiliti stagionalmente, perché l'acqua è derivata all'idroelettrico: controllare il calendario prima di andarci.

Alta Formazza

Passo del Gries

Il valico da cui i primi Walser scesero in Formazza alla fine del XII secolo, oggi affacciato sul ghiacciaio e sul lago del Gries. È l'altra porta della valle, e la ragione per cui questa colonia esiste; ogni agosto ci si tiene la festa comune fra formazzini e svizzeri.

Ponte · Zumsteg

La Casa Forte e il museo etnografico

Edificio in muratura del XVI secolo, sede dell'Ammano — il capo della comunità eletto dai valligiani — e insieme tribunale, prigione e deposito delle merci in transito. Oggi ospita il museo etnografico walser della valle.

Piana dei Camosci · 2.480 m

Rifugio Città di Busto

Costruito fra il 1926 e il 1927 e inaugurato il 20 settembre 1927, di proprietà del CAI di Busto Arsizio, è la base per il Passo del Gries e le cime di confine. Si raggiunge anch'esso da Riale.

Alpeggi d'alta quota

Il formaggio Bettelmatt

Prodotto negli alpeggi sopra i 2.000 metri della zona — fra cui Bettelmatt e Morasco — è uno dei formaggi più ricercati dell'arco alpino. Il nome dell'alpe è diventato quello del prodotto.

Bassa valle

Gole di Uriezzo e Orridi di Baceno

Sulla strada del ritorno, canyon scavati dalle acque di fusione del ghiacciaio: si percorrono a piedi, all'asciutto, dentro la roccia levigata.