Il Santuario della Madonna delle Nevi sorge a 2.583 m in un punto tutt'altro che casuale: l'incrocio idrografico di quattro valli — Champorcher, Valsoana, Cogne e Fénis — un nodo frequentato, dicono gli archeologi, fin dalla preistoria. L'oratorio nasce da un voto del 1630, negli anni della peste, viene edificato nel 1658 e ricostruito nel 1881 per iniziativa del parroco Jean-Baptiste Danna e dell'abbé Pierre Chanoux, alpinista e botanico. Ogni 5 agosto, alle quattro del mattino, una processione a fiaccole sale ancora dalla parrocchiale di San Nicola.
La leggenda di fondazione è quella che dovrebbe risuonarti: un soldato cristiano della Legione Tebea, scampato al massacro, si rifugia nell'alta Champorcher portando con sé una statua della Vergine. È lo stesso telaio narrativo del culto di San Besso in Val Soana — quel complesso di santi-legionari tebei che Robert Hertz analizzò come caso di scuola di religiosità popolare alpina. Qui il santo locale si chiama Porzio: pastore-evangelizzatore che scolpisce la Madonnina e la ripone in una nicchia presso il lago.
Non è casuale che l'itinerario culmini alla Finestra di Champorcher (Col Fenêtre, 2.826 m). Il valico è l'altra grande figura del sacro alpino: se il santuario fissa la devozione a un nodo idrografico, il colle la fissa a una soglia — il punto liminale in cui si passa da un versante all'altro, da una comunità all'altra, storicamente segnato da croci, ometti e piccoli oratori di passo. Lungo l'Alta Via n. 2 il pellegrinaggio e la transumanza hanno percorso per secoli lo stesso tracciato: due modi diversi di attraversare la stessa linea.
«La statua, riportata a valle, ogni notte ritorna sulla riva del lago»: il motivo dell'oggetto sacro che sceglie da sé la propria sede ricorre in decine di santuari alpini. È il modo in cui una comunità razionalizza, a posteriori, la sacralità di un luogo che era già sacro.
E infatti la chiave antropologica è più antica del cristianesimo. La Madonna del Miserin è, in trasparenza, una divinità dispensatrice d'acqua: neve sui pascoli, pioggia sull'annata agraria. Non a caso il rito conserva un gesto che il cristianesimo si è limitato a inglobare — l'immersione della croce cerimoniale nelle acque del lago, formula di richiesta della pioggia che precede di molto la teologia che la incornicia. La continuità di culto su questo valico — preistoria, romanità, legionari tebei, Madonna delle Nevi — è meno una successione di credenze che la persistenza di una funzione: dare un nome alla dipendenza assoluta di pastori e contadini dall'acqua del cielo.